Messaggio della fondatrice

Cari amici di Radio Magica,
spero di non sembrare presuntuosa nel voler condividere con voi l’esperienza che mi ha portato a Radio Magica, ma condividere storie è quello che ci rende ciò che siamo. Gli scienziati dicono che raccontare storie ha addirittura una funzione evolutiva perché attraverso di esse si trasmettono culturalmente informazioni utili alla specie senza aspettare i tempi lunghi della trasmissione genetica. Io penso davvero che le storie ci facciano bene: ci permettono di costruire un senso attorno a eventi della vita e di condividerlo con gli altri, aprendo varchi su muri dichiarati invalicabili o talmente alti che soltanto a guardarli passa la voglia anche solo di immaginare di scalarli.

Enrico&family (vacanze a Londra, luglio 2006)

Diventare mamma due volte in 40 giorni

Il mio “ex-muro” si chiama Enrico. È nato nel 2002, l’8 maggio. Aspettavo con entusiasmo a dir poco incontenibile la sua nascita, contando i giorni che mancavano al lieto evento. Poi il lieto evento giunse. Ricordo ancora la sensazione di freddo nella bocca, come se il respiro si fosse incastrato tra la lingua e il palato mentre aspettavamo la sentenza del genetista. “Mi dispiace signora, ma suo figlio è affetto da una malattia genetica molto rara, senza nome… sarà un percorso complesso, con tante incognite…l’ambiente sociale e culturale avrà un ruolo importante per contrastare il ritardo psico-motorio di suo figlio… auguri”. Agli interventi chirurgici indispensabili per consentire a Enrico di vivere, si aggiungeva una spada di Damocle che metteva fine al mio sogno, alla mia felicità. Ero devastata! Immaginavo la mia vita fatta da un numero interminabile di giornate tutte uguali, tra ospedali, terapie, giorni e notti di assistenza a un disabile che forse non avrebbe mai camminato, né parlato. Intanto, però, andava affrontato il primo intervento al cuore. Bisognava aspettare che Enrico arrivasse almeno a tre chili per sperare che il suo cuoricino potesse affrontare il bisturi. Per quaranta giorni abbiamo nutrito quella creatura imboccandolo goccia a goccia con la siringa, come si fa con i cuccioli abbandonati. Il 16 luglio, a quaranta giorni di vita, entrò in sala operatoria. Quel giorno sono diventata Mamma di Enrico per la seconda volta: consegnare quel fagottino all’infermiera per le procedure di rito, con il rischio di non riaverlo mai più indietro, produsse in me un dolore così acuto e, al contempo, un sentimento d’amore così immenso, paragonabile solo al parto. Salto tutto quello che accadde poi —e che un giorno, forse, scriverò se non altro per me, per ricordarmi che i limiti sono solo nella nostra testa. L’energia, la voglia di vivere, gli occhi che ridono stampati sul visetto di Enrico, ancora intubato, quando me lo andai a riprendere all’uscita della terapia intensiva sono tali e quali a quelli di oggi. Dopo quell’intervento ne abbiamo superati altri due, più svariate ospedalizzazioni e cicli interminabili di terapie. Quando la nostra vita si assestò, arrivò un meraviglioso fratellino, Emanuele, il “mignolo” come lo chiamava Enrico dall’alto dei suoi 4 anni.

Enrico a 4 anni, con il suo fratellino Emanuele (Venezia, ottobre 2006)

La profezia del dottor T.

Oggi, a distanza di 14 anni posso dire che una cosa era corretta della sentenza del genetista: “…l’ambiente sociale e culturale avrà un ruolo importante per contrastare il ritardo psico-motorio di suo figlio…”. Da quando Enrico è venuto al mondo non ho smesso un attimo di osservare cosa lo incuriosisse e lo stimolasse a fare ciò che per i bambini senza sindromi risulta naturale. Enrico adora ascoltare. Gli piace anche vedere, toccare, annusare, assaggiare. Ma a stregarlo è soprattutto l’ascolto di storie e musica. Quando ascolta la sua attenzione e il suo piacere —goduria, come la chiama lui—sono massimi. Ascoltare bei testi narrati o bella musica lo rilassa e lo coinvolge. Di questa predilezione ce ne accorgemmo ben presto, praticamente per caso, avvicinandogli al minuscolo orecchio un’audioguida durante una visita al MART di Rovereto. Lui aveva pochi mesi e sfarfallava tantissimo con le manine che sbucavano dal marsupio appeso al papà. Per gioco avvicinammo piano piano l’audioguida ed Enrico si mise ad “ascoltare”. Le sue mani smisero di agitarsi. Ripetei più volte l’esperimento a casa. Siccome funzionava, iniziai a portare Enrico alle letture animate in biblioteca, a teatro, ovunque potesse godere di buon ascolto. Parallelamente iniziai a collezionare audiostorie e musica, registrando la mia stessa voce per lui. Nell’agosto 2009, alla vigilia del suo ingresso in prima elementare, durante uno degli ultimi tuffi nel mare, guardandolo, mi venne l’illuminazione: bisognava fare una RADIO per bambini!

Enrico il primo giorno di scuola elementare con suo fratello (Udine, settembre 2009)

Incontri la magia solo se ci credi

Dal quel tuffo in mare ci sono voluti tre anni per concretizzare Radio Magica. Tra impegni universitari e familiari, buttarsi a capofitto in un’avventura nuova e densa come Radio Magica è stato faticoso quasi come un terzo figlio. Andava immaginato tutto da zero. Il mio obiettivo non era creare uno strumento per “parcheggiare” Enrico davanti alla radio. Il mio sogno era ed è quello di creare una Radio per l’infanzia e l’adolescenza, per raccogliere bellissime storie edite e inedite e insegnare agli stessi bambini l’arte della narrazione, dell’ascolto, del dialogo. Il bambino che sa Ascoltare e Dialogare è un bambino che sa anche rispettare le diversità di qualsiasi genere. Io non posso cambiare il corredo genetico di Enrico, ma posso contribuire, nel mio piccolo, a creare un ambiente sociale e culturale in cui la parola “inclusione” non sia solo una parola che galleggia nell’aria. Come? Ogni giorno mi impegno, con una squadra sempre più grande e motivata, a raccogliere e scrivere storie e tradurle nei formati audio, lingua dei segni italiana, simboli, alta leggibilità. Queste storie confluiscono nel portale di Radio Magica e da lì arrivano ovunque: case, scuole, ospedali. Oltre a questo, la nostra squadra coinvolge direttamente bambini e ragazzi per “fare radio”. Nei nostri laboratori la disabilità diventa fattore di stimolo per inventare soluzioni che permettano a tutti di partecipare e sono gli stessi bambini a proporre queste soluzioni, lasciandoci stupiti.

Enrico, 14 anni (vacanze a Londra, luglio 2016)

Vi ho raccontato una storia. È la mia storia. Enrico sta per iniziare il liceo e chissà quali altri “muri” ci aspettano all’orizzonte. Noi siamo pronti ad aprire nuove finestre, con buona volontà e un pizzico di magia perché, come diceva Roald Dahl, solo chi crede nella magia è destinato a incontrarla!

Elena Rocco